Tra le nevi della Val Varaita per il censimento dei lupi

…e intanto si parla di riaprire la caccia…

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L’obiettivo è tutelare la specie protetta ma anche gli allevatori

Lo «Snow Tracking Survey» letteralmente «tracciatura sulla neve» è una tecnica del progetto Life WolfAlps

di Giulia Scatoliero – lastampa.it, 17/01/2017

Il ritrovo è a Brossasco, in Val Varaita, con venti studenti dell’università di Torino, provenienti da tutta Italia. Arianna Menzano, veterinario per «Life WolfAlps» non si illude di vedere un lupo, ma almeno di trovarne le tracce. Lo «Snow Tracking Survey» (letteralmente «tracciatura sulla neve») è una delle tecniche di monitoraggio del progetto «Life WolfAlps», cofinanziato dall’Ue, per censire il lupo sull’arco alpino. La simulazione è stata organizzata dall’associazione di guide naturalistiche Vesulus, nata nel 2006 in val Po, nel Cuneese, per universitari del settore ambiente.

Il ritrovo è a Brossasco, in Val Varaita, con venti studenti dell’università di Torino, provenienti da tutta Italia. Arianna Menzano, veterinario per «Life WolfAlps» non si illude di vedere un lupo, ma almeno di trovarne le tracce. Lo «Snow Tracking Survey» (letteralmente «tracciatura sulla neve») è una delle tecniche di monitoraggio del progetto «Life WolfAlps», cofinanziato dall’Ue, per censire il lupo sull’arco alpino. La simulazione è stata organizzata dall’associazione di guide naturalistiche Vesulus, nata nel 2006 in val Po, nel Cuneese, per universitari del settore ambiente.

Il progetto

Prima di partire la Menzano riassume storia e aspetti scientifici del progetto. «Sul territorio alpino la popolazione è in espansione – spiega –: nel Cuneese, nel ’96 c’era un solo branco, oggi sono 14. La ricolonizzazione è favorita dall’alta presenza di animali selvatici e dal fenomeno della dispersione: i giovani lupi sono allontanati dal branco per cercare un proprio territorio».

Si parte a piedi, con le racchette da neve, dal Santuario di Valmala, quota 1600. Il percorso è già stato usato per monitorare il grande predatore. Ci accompagneranno il tecnico faunistico del Comprensorio Alpino CN2 «Valle Varaita» Omar Giordano e il presidente dell’associazione «Vesulus» Massimiliano Pellerino. La Menzano sottolinea la difficoltà di censire i lupi: di dimensione ridotte rispetto ai lupi americani, ma con una forte muscolatura, possono essere, se distanti, confusi con la volpe e con alcune razze di cani. È la coda un elemento distintivo: molto meno lunga nel lupo.

Escrementi sul sentiero. Ci fermiamo. Sono di lupo. «Sono di 15-20 giorni fa – spiegano gli esperti –: indossiamo i guanti perché può trasmetterci l’echinococco, parassita per noi mortale». La veterinaria fa annusare il campione: l’odore è acre, indimenticabile. Sono visibili peli, ossa e denti. «Lo inseriamo in un barattolo di plastica contenente silica gel – spiega –: elimina l’umidità e garantisce analisi corrette». Sarà spedito in Montana, negli Stati Uniti al laboratorio che fa le analisi genetiche anche sui campioni provenienti dalle Alpi. Poco dopo ci si ferma per un briefing. «Il picco di predazione in provincia è stato raggiunto nel 2002 quando solo 3 branchi fecero 350 vittime sugli alpeggi – dice -. Nel 2016, il minimo storico, con 14 branchi e 60 vittime denunciate. Gli allevatori hanno investito molte risorse e tempo per gestire la convivenza».

«Tutelare i margari»

L’obiettivo resta sì gestire il lupo, specie protetta, ma anche tutelare e sostenere le attività zootecniche di montagna. «Bisogna rendere la predazione sui domestici un evento difficoltoso – conclude – spingendo i predatori a prediligere il consumo dei numerosi animali selvatici».

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Categorie: ambiente | Tag: , | Lascia un commento

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