Riparazione ed integrazione

Il ciclista esperto di meccanica svela ai migranti l’arte della bicicletta

L’esperienza di Antonio Sacco, volontario per la cooperativa Pollicino

Antonio Sacco all’opera con uno dei migranti della Pollicino (foto Paolo Migliavacca)

di Elisabetta Fagnola – lastampa.it, 29/11/2016

Avrebbe voluto raccontare loro la storia di Lino Fornara, ciclista borgomanerese degli Anni ’50 più volte campione al Tour de Suisse e gregario di Coppi. Oppure di Antonietta Gilardini di Maggiora, che negli Anni ’10 correva con gli uomini.

Ma un po’ per la lingua, un po’ perché nell’arte della bicicletta bisogna procedere per gradi, ai migranti che hanno partecipato al suo laboratorio Antonio Sacco si è limitato a spiegare alle basi della meccanica. Insegnante volontario al laboratorio di ciclofficina organizzato dalla cooperativa Pollicino, per i migranti di Novara è diventato ben presto il meccanico delle biciclette, quello che svela la tecnica e dà buoni consigli, insegna a mettere insieme vecchie bici perché possano tornare su strada, ma anche a rispettare segnali e buone maniere.

«Avevo già tenuto un corso per i novaresi l’anno scorso al Circolo della Fratellanza di Novara – racconta Sacco – dove insegnavo ad aggiustare le biciclette. Sempre come volontario, con la cooperativa Pollicino, abbiamo provato a insegnare anche ai migranti, sei ragazzi nigeriani». Sacco, 62 anni, tecnico meccanico dell’Aeronautica in pensione, pedala da sempre: «Ho comprato la prima bici con i risparmi appena entrato in Aeronautica, e non ho più smesso di pedalare – racconta – era ed è ancora la mia grande passione». È iscritto al Gruppo ciclistico ’95 Novara, «quello che organizza la Gran fondo», ha gareggiato fino ai 35 anni, «ovviamente prediligevo la pianura, ma ora mi dedico di più al cicloturismo e do una mano agli amici a sistemare le biciclette, quando me lo chiedono». Ai migranti ha insegnato a regolare il cambio, sostituire le ruote, calibrare i freni, ma anche qualche regola, girare con le luci, stare sulla destra, non andare sui marciapiedi: «Parlavamo in inglese, anche se il mio è un po’ arrugginito, all’inizio erano molto chiusi, non amano raccontare le loro storie, poi si sono aperti. Il primo passo è stato spiegare loro che i bulloni non vanno presi a martellate quando non si svitano – scherza -, poi è andata abbastanza bene».

Una prospettiva di lavoro

Per Sacco, questa potrebbe anche trasformarsi in una prospettiva di lavoro: «Ora ci sono molti negozi di alto livello tecnico per appassionati di ciclismo, ma sono sempre meno le attività dove si sistemano le biciclette da passeggio, dove si fa la piccola manutenzione – fa notare Sacco – e credo che qui nel Novarese ce ne sarebbe bisogno. Soffro sempre un po’ a vedere passare certe bici un po’ sgangherate, a volte basta così poco per sistemarle».

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Categorie: bicicletta, intermezzo | Tag: , , , | Lascia un commento

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