L’emergenza smog non si risolve così

di Manuel Massimo – bikeitalia.it, 12/12/2016

In un Paese come il nostro, saturo di automobili, le cosiddette domeniche a piedi per cercare di contrastare l’emergenza smog lasciano il tempo che trovano e non risolvono il problema. Lo dimostra il fatto che ogni anno, con l’approssimarsi dell’inverno, si ripresenta il nodo dell’irrespirabilità dell’aria che stringe la gola dei cittadini e soffoca il buonsenso dietro una cortina fumogena che chiama “emergenza” un qualcosa che ormai è diventato eterno ritorno dell’identico da ormai troppi anni.

Il blocco “totale” dei mezzi a motore in un giorno festivo viene depotenziato dagli orari (8 ore non consecutive su 24) e poi tanto totale non è perché tra categorie esentate, permessi ed eccezioni esistono migliaia di “derogati” che nelle giornate di blocco possono continuare a circolare. Lo dimostra il fatto che l’efficacia delle domeniche a piedi viene vanificata dal fatto che rappresentano una misura-tampone periodica che funge da blando palliativo ma non risolve il problema.

Certo, lo smog e l’inquinamento dell’aria non sono prodotti soltanto dalle emissioni e dai gas di scarico dei mezzi a motore: ma se si intervenisse in maniera più efficace bloccando realmente il traffico almeno 12 ore consecutive e con pochissime deroghe i risultati sarebbero di certo più apprezzabili ancorché non risolutivi.

La politica dovrebbe farsi carico non solo di tamponare le emergenze ma anche e soprattutto di prevenirle con misure efficaci a monte
: quindi promozione di un “uso consapevole” della mobilità privata motorizzata, che incide sulla qualità dell’aria di tutti e contribuisce a peggiorare la vivibilità delle strade, allestendo piani di comunicazione mirati per invitare a non utilizzare l’auto per almeno 2 giorni a settimana (con incentivi e agevolazioni per chi lo fa) o anche buoni mobilità per il trasporto pubblico chi rottama l’auto senza comprarne una nuova.

L’emergenza in realtà viene da lontano
: non è un prodotto di questi ultimi anni ma rappresenta la manifestazione plastica di una precisa strategia messa in atto da decenni per promuovere fino all’inverosimile l’acquisto e l’utilizzo di un’auto privata a discapito del mezzo pubblico e delle varie forme di mobilità alternativa e sostenibile, tra cui la bicicletta. Un disegno – qualcuno direbbe uno storytelling – basato su una potente macchina pubblicitaria che fa leva su componenti emotive perché razionalmente anche chi acquista un’auto sa che per quanto evoluta e performante dovrà stare ore in coda in Tangenziale esattamente come tutte le altre e come quella che ha appena sostituito.

L’emergenza smog non si risolve con domeniche a piedi e circolazione infrasettimanale a targhe alterne: così al massimo si tampona il problema, ma non possiamo continuare a nascondere la polvere sotto il tappeto. Ridurre il parco auto circolante in maniera consistente è la base da cui partire per poter ricominciare a respirare aria meno inquinata e sbloccare la viabilità dentro e fuori le grandi città.

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