Dai campi abbandonati le erbe magiche delle nonne

Iniziativa nell’Ossola, presto sarà un’ e-commerce

di Cristina Pastore – lastampa.it, 26/08/2016

Né lei né le socie si sentono epigoni delle «streghe del Cistella», montagna dell’Ossola che porta con sé tante leggende. Niente sabba ma la conoscenze delle proprietà curative delle erbe sì, che in valle Antigorio, dove ha sede il loro consorzio, è patrimonio comune.

Vittorina Prina è la figura di riferimento di questa esperienza di piccola imprenditoria femminile alpina, nata per riscattare appezzamenti agricoli dall’abbandono e contribuire all’integrazione al reddito superando il frazionamento dei terreni. Tanti proprietari per un piccolo campo, conseguenza di passaggi ereditari di cui si è persa memoria, che vanno rintracciati tutti prima di procedere.

La maggioranza acconsente volentieri a cederli alle coltivazioni del consorzio Erba Böna, evoluzione dell’associazione costituita nel 2001 grazie a un progetto di cooperazione transfrontaliera con la Svizzera. Da un primo essiccatoio a Cavaglio Spoccia, in valle Cannobina, si è passati a quello di Verampio di Crodo.

Qui i quindici soci conferiscono le specie coltivate a diverse altitudini. Mentre in alta Formazza la produzione è tipica di montagna con l’achillea moscata, la genziana lutea, il genepì, l’arnica e le stelle alpine, scendendo a valle si è riusciti – con l’aiuto dell’agrotecnico Antonello Bergamaschi – a far crescere ciò che in natura si trova ad altre fasce climatiche.

Le sette socie lavoratrici di Erba Böna hanno come materia prima anche melissa, menta piperita e citrata, iperico, arnica, calendula, lavanda, timo, malva, rosmarino, salvia e nei campi più esposti al sole – sulle rive del Lago Maggiore a Cannero e Cannobio – origano e lippia. Con il supporto del farmacista Eugenio Maddaloni tutto ciò diventa filtri di tisane digestive, dissetanti, per la tosse e, novità di quest’anno, «di cui siamo particolarmente orgogliose» bevande per combattere i disturbi femminili dice Vittorina Prina.

Nel piccolo spaccio ricavato nell’essiccatoio di Verampio – dove si è creato un campetto didattico per le scolaresche – Prina elenca tutti i prodotti. Caramelle, liquori, oli per massaggi e poi cuscini che conciliano il sonno (alcuni con versi in lingua walser della formazzina Anna Bacher), aromatizzatori per vivande, scalda-collo, sacchettini riempiti di fieno ed erbe da appoggiare sulle parti doloranti.

«Abbiamo per ora una distribuzione limitata a negozi delle zona, ma l’intento è di partire con l’e-commerce. Tra noi sette ci siamo distribuite le mansioni, ognuna seguendo una propria attitudine», aggiunge Prina, che indica come negli ultimi anni il bilancio è sempre positivo, con 60/70 mila euro di utile da reinvestire, risultato dell’impiego di un raccolto fresco di 6 quintali che, essiccato, si riduce a due.

La coltivazione si estende su 5 ettari, uno «in conversione», che significa ancora nel periodo di prova di tre anni richiesto per rientrare nella produzione certificata «bio». Un valore aggiunto che costa molta fatica. La rinuncia all’utilizzo di fertilizzanti chimici impone la rotazione delle coltivazioni: in media dopo tre anni le piantine di una specie vanno strappate, per ricominciare da capo da un’altra parte. E in queste zone il ricorso a macchinari è impossibile: non si può far altro che chinare la schiena e usare le mani.

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