“I miei primi 40 anni da sentinella del Monviso”

Al “Quintino Sella” arrivano le guide da tutto il mondo

di Andrea Franco – lastampa.it, 04/07/2016

Da quarant’anni è la «sentinella» del Monviso. Ne aveva 11 quando se ne innamorò. Galeotto fu un tramonto. «Guardavo incantato quella montagna e pensavo: chissà se un giorno riuscirò a scalarla».

Hervé Tranchero quel desiderio di bambino lo ha realizzato ben 300 volte, salendo sulla vetta da 11 vie diverse, diventando una delle storiche guide alpine della montagna più alta delle Cozie (3841 metri). Ai piedi del Re di Pietra (così è anche detto il Monviso), dal 1976 gestisce, da giugno fino a settembre, il rifugio «Quintino Sella», diventato la sua seconda casa.

Hervè nasce in Francia nel 1941 ma il precipitare degli eventi legati alla guerra spingono il padre, che là era emigrato, a far ritorno nel Saluzzese con moglie e figli. «Da giovane avrei voluto viaggiare, esplorare altre vette, ma quella vita solitaria non dava sicurezza. Desideravo costruirmi una famiglia e starle accanto. E se ho avverto il mio sogno lo devo proprio a mia moglie e ai miei due figli. All’inizio fare la guida alpina non rendeva molto, arrotondavo lavorando agli impianti di risalita delle piste da sci. Poi è arrivata la gestione del Quintino Sella, a 2640 metri, un centinaio di posti letto. Io e mia moglie ci siamo rimboccati le maniche e con entusiamo abbiamo iniziato l’avventura in quota. Lei ha lavorato più di me, sempre ai fornelli per rifocillare gruppi di alpinisti affamati. Ora ci aiutano mio figlio e sua moglie».

Il volto di Hervé incorniciato da una folta barba bianca resta però il biglietto da visita per chi sale fin lassù in cerca di emozioni, adrenalina o semplicemente relax. I suoi consigli da capo guida del Soccorso alpino sono preziosi. «Il Monviso richiama ogni anno circa 20 mila persone. É sempre più un alpinismo di massa». Da Hervé arrivano guide da tutto il mondo: francesi, tedeschi, inglesi, americani. Sono un buon 20%. «Ha presente il francese Christophe Profit, fuoriclasse dell’alpinismo di tutti i tempi? Viene spesso a trovarmi. Fa la Est e altre vie classiche. È una guida e con i suoi clienti è stato ben 10 volte sull’Eiger. Ogni volta, prima di lasciare il rifugio, mi fa un sacco di domande. Mi chiede com’è l’attacco, le condizioni meteo, se ci sono novità rispetto all’ultima volta che è salito. La sua umiltà è spiazzante».

E poi ci sono i ricordi. Quelli belli aiutano a rendere meno dolorosi i brutti. Come quella volta che accompagnò monsignor Luigi Bettazzi sul Monviso: «Era raggiante e mi svelò che, quando era andato sul Cervino, la guida era stata altrettanto brava, “ma quanto aveva bestemmiato!”».

Che cos’è che fa grande un alpinista? «L’umiltà». Che cos’è che non sopporta? «I blog in Internet dove si parla di escursioni. Molti la fanno semplice e non si rendono conto di fare danni».

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