Pavia, pellegrini e grandi storie lungo la via Francigena

Graziano Perotti l’ha percorsa per mesi cercando le immagini più significative: «Non è stato semplice, ma spesso ho colto l’attimo». L’esposizione al Broletto

di Filiberto Mayda – laprovinciapavese.geolocal.it, 24/03/2016

Cinquanta immagini, una selezione di un lavoro complessivo di oltre centocinquanta, per raccontare la via Francigena e i suoi pellegrini, le sue storie di devozione e di speranza. È il risultato dell’occhio allenato e della sensibilità del fotoreport Graziano Perotti, uno che ha descritto gli effetti delle mine in Cambogia o le grandi storie dell’India e che questa volta si è dedicato al suo territorio. Supportato, va detto, dalla Provincia e dal Comune. Giovedì 24 marzo si inaugura (ore 18 al Broletto) la mostra “Anime in cammino sulla via Francigena” e resterà fino al 25 aprile (orari: giovedì e venerdì ore 16-19, sabato e domenica 10.30-12.30; 16-19. Ingresso libero).

Graziano Perotti, può anticiparci qualcosa delle immagini di questa mostra?

«Un visitatore vedrà alcuni di quei pellegrini che hanno percorso i 140 chilometri della via Francigena del nostro territorio, entrerà nelle nostre chiese, scoprirà le meraviglie della nostra terra. Non è lavoro fotografico mirato solo a raccontare il pellegrinaggio, ma anche i luoghi, le storie, grandi e piccole, come i nipotini che vanno a salutare il nonno che non ce la fa più a continuare il cammino, e sono con le lacrime agli occhi, o i finlandesi che si aspettavano il caldo, hanno le scarpe sbagliate e le piaghe sotto i piedi».

Tanto bianco e nero, ma anche qualcosa a colori.

«Le dieci foto a colori sono quelle dell’interno delle chiese, immaginavo che il pellegrino trovasse una sorta di illuminazione spirituale e volutamente ho cambiato la scelta tecnica di ripresa».

Chissà quante storie curiose ci sono dietro a queste fotografie…

«Gliene posso raccontare una che mi ha colpito particolarmente? Tra le cose che ho scoperto nel mio girovagavare, una lettera che ha lasciato a Gropello Cairoli il fratello del magistrato Paolo Borsellino, Salvatore. Il quale ha percorso in incognito la via Francigena ed ha lasciato una lettera di ringraziamento alla famiglia Sassi per l’ospitalità ricevuta in un piccolo albergo. In questa lettera lui rivela di aver fatto il pellegrinaggio come voto per il ritrovamento della famosa agenda rossa scomparsa dal luogo della strage di via D’Amelio. Una testimonianza che mi ha lasciato senza fiato».

Un’altro momento?

«Quello è stato un colpo di fortuna… Poi ci sono scatti che ho cercato e voluto fortemente, percorrendo decine di volte la stessa strada, tornando più volte nello stesso posto. Immaginavo uno scatto che parlasse di pace e di incontro tra religioni. Ecco, alla fine riesco a fotografare una persona che sfoglia, attento, un raccoglitore di immagini sacre cristiane mentre un profugo del Mali segue sul cellulare l’Imam di Parigi che diceva parole di pace appena dopo il terribile attentato. È stato uno degli scatti per me più belli».

Questo suo lavoro conferma, semmai ce ne fosse bisogno, la grande forza della fotografia.

«Il mio parere è che la grandezza della fotografia sta nel cogliere l’attimo, la capacità di esprimere con uno scatto mille parole. In alcuni casi, nella mia carriera di fotoreporter ci sono riuscito».

Le è capitato anche lungo la via Francigena?

«Beh, oltre all’immagine che le ho descritto prima, ricordo anche quella del saluto commosso di un papà alla figlia e a sua moglie perché si era infortunato e doveva abbandonare. Ho colto quell’attimo e la fotografia racconta, secondo me, la forza e il senso di questo pellegrinare».

Il resto, diciamo così, si potrà vedere da oggi al Broletto. Mentre lei, dalla prossima settimana, riparte per una nuova avventura. È vero?

«Sì, sarà nei territori occupati, in Palestina, e poi al confine con la Siria per raccontare una storia molto dolorosa e delicata che non posso anticiparvi. Appena rientro, sarete i primi a vedere le immagini».

Un’ultima domanda, che chissà quanti ragazzi le avranno fatto: come si fa a diventare fotoreporter?

«Con grande sacrificio. Ma ci sono almeno due elementi fondamentali. Il primo pensando per progetti, mai per singole fotografie. Il secondo, avere rispetto per se stessi e quindi, per chi e cosa fotografi».

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Categorie: cultura, iniziative | Tag: , | Lascia un commento

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