L’altra faccia di Federica Brignone

Sci e arrampicata: l’altra faccia di Federica Brignone

La 25enne Federica Brignone, vincitrice in questa stagione dello slalom gigante di Sölden (Austria) e del supergigante di Soldeu (Andorra), parla del mondo dello sci ad altissima velocità e della sua arrampicata dai ritmi lenti.

di Edoardo Falletta – planetmountain.com, 03/03/2016

Il mondo scintillante e patinato delle gare di Coppa del Mondo di sci alpino non potrebbe essere idealmente più distante dagli anfratti silenziosi, protetti da fitti boschi di conifere, dove si nascondono incastonate nelle vallate di montagna alcune delle più belle falesie del nostro paese. Può esistere sintesi ed un punto d’incontro tra questi due mondi all’apparenza così lontani? Ho rivolto questa inconsueta domanda ad una delle più brillanti stelle della nazionale di sci italiana: Federica Brignone. Con la sua straordinaria sensibilità, questa giovane e talentuosa sciatrice è riuscita a sviluppare un attacco di curva che pochissime altre ragazze sono in grado di gestire. Grazie alla competitività che caratterizza il suo carattere, nell’arco di questa stagione è già salita sul gradino più alto del podio due volte: nel mese di ottobre a Sölden in Austria e giusto lo scorso week-end ad Andorra. Federica ha lo sci stampato a chiare lettere nel DNA ed è capace di gestire con gioiosa facilità le grandi velocità che gli sci raggiungono sui ripidi pendii di neve. Buona parte di questa innata eredità le è stata trasmessa da sua mamma Ninna, slalomista della Valanga Rosa e vincitrice di quattro gare di Coppa del Mondo tra il 1979 e il 1983.

“Nel luglio del 1996, quando avevo 6 anni, da Milano la mia famiglia si è trasferita in Valle d’Aosta dove ho iniziato a frequentare i corsi dello ‘Sci Club Courmayeur’. Essere immersa nella natura, specialmente in un ambiente alpino, mi piace tantissimo e non sarei più in grado di rinunciare a vivere in un luogo che mi regala costantemente una sensazione di grande libertà. Penso che avere l’opportunità di crescere circondati dai boschi, nei quali posso andare a camminare o semplicemente dove potersi sdraiare al sole su un prato, sia un privilegio che non è concesso a molti. Non cambierei il posto nel quale vivo con nessun altro luogo al mondo.

Adoro la montagna in ogni sua stagione e fare sport all’aria aperta è ciò che più mi piace. In falesia vado principalmente con mio papà, è lui lo scalatore della famiglia e mi ha trasmesso l’amore per questa disciplina quand’ero bambina. Arrampicare è un’attività fantastica e oltre ad essere un ottimo esercizio fisico è in grado di liberarmi la mente regalandomi equilibrio ed una grande calma interiore. Lottare contro la forza di gravità è un tonico veramente eccezionale. Anche se le gare di Coppa del Mondo mi hanno insegnato a gestire le emozioni e le paure, spesso confrontarmi con la verticalità della parete mi spaventa in modo particolare. Ripongo grande fiducia nei materiali e sono consapevole di muovermi in maniera sicura ma eliminare totalmente la paura di cadere e farsi un lungo volo è molto difficile.

Spingersi al di là delle proprie capacità, nell’ideale superamento dei propri limiti è un’aspetto che accomuna in grandissima misura l’arrampicata e lo sci alpino. Sui tracciati filanti delle gare mi è capitato molte volte di domandarmi se sarei stata in grado o meno di tenere una curva. Allo stesso modo in parete mi capita di chiedermi se sarò capace di stringere le dita attorno ad una solida presa o se la lascerò scappare via. Provare o desistere segna il netto confine di chi, assumendosi un determinato rischio, tende con le sue azioni a diventare più forte, più determinato e quindi a vincere. Io sento molto questa analogia tra lo sci e l’arrampicata e più continuo a scalare, entrando maggiormente in confidenza con l’ambiente circostante, meno mi pongo queste domande.

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Quando arrampico ricerco l’equilibrio giusto per poter superare l’ostacolo che la roccia mi frappone. La mia scoperta dei punti più fragili della parete avviene nella più grande calma e con massima lentezza. Nello sci, invece, succede tutto in maniera così veloce che spesso risulta veramente difficile rendersi conto di ciò che si è appena realizzato. Essere in grado di non pensare e concatenare una serie di movimenti spontanei ed automatici è la chiave per la buona riuscita di una gara. Quando sono in forma mi capita spesso che la prima ”manche“ sia migliore rispetto alla successiva. Sapendo già in che condizioni si trova il tracciato non sono più in grado di abbandonarmi nuovamente all’estro puro e ripetere la stessa prestazione.

Quando sono sulle piste sono felice, sciare è la mia passione. Il nostro è uno sport vario, ogni tracciato è diverso e non mi annoia mai. Sciare però significa anche impegno e determinazione, ma non è esagerando che si diventa campioni. L’importante è divertirsi sempre.

Un buon atleta deve avere tecnica, un fisico in forma e grande forza mentale: la tecnica è migliorabile mentre il fisico deve sempre essere in condizioni ottimali altrimenti reggere i ritmi estenuanti della stagione è molto difficile. Avere la mente tranquilla ma allo stesso tempo essere sicuri del proprio obiettivo è fondamentale perché permette di essere determinati, voler dare il massimo e sapersi assumere i giusti rischi.”

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Categorie: sci | Tag: , | Lascia un commento

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