Al rogo!

di Matteo Serafin (Meridiani Montagne) – lastampa.it, 30/12/2015

La rievocazione storica di un processo alle streghe, in Val di Fiemme

La “caccia alle streghe” è un fenomeno caratteristico della Controriforma, anche se i primi roghi risalgono al Medioevo. Una ferita dell’umanità che ha macchiato un po’ tutte le Alpi, e oggi è oggetto di rievocazioni e nuovi studi. Le prime persecuzioni ci portano sul meraviglioso altopiano di Fié allo Sciliar, nel cuore delle Dolomiti, ai tempi delle rivolte contadine contro i vescovi di Bressanone e di Trento. Le persecuzioni più feroci, oltre a quelle di Fié allo Sciliar e della Val di Fiemme,  sono avvenute in Valcamonica (80 roghi), a Como (60 roghi), a Mirandola nell’Appennino modenese (10 roghi), a Peveragno di Cuneo (9 roghi), a Bormio (34 roghi). Senza dimenticare Triora, il piccolo borgo medievale adagiato sulla cresta del Monte Trono in Valle Argentina nelle Alpi Liguri (IM), dove a partire dal 1587 ebbe luogo il più cruento ed efferato processo effettuato dall’Inquisizione, ricordato oggi da un recentissimo museo. Oggi la memoria è spesso confinata a leggende e folklore locale per destare facili emozioni nei turisti grandi e piccini.

La rievocazione dei processi della Val di Fiemme

Sabato 2 gennaio alle 21 nel centro di Cavalese, davanti al Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme, è andata in scena una rievocazione storica degli 11 processi che ebbero luogo dal 1501 al 1506 e che costarono  la vita a decine di donne. Il corteo con 100 comparse in costume inizia con l’uscita delle sventurate sulla “pubblica piazza”, si avvia per le strade del centro fino al Parco della Pieve, dove dopo la lettura dei capi d’accusa presso il Banco de la Reson (ricostruzione dell’antico parlamento) viene celebrato il processo e si attende la tremenda sentenza. Conclude la manifestazione un grande rogo, in cui i presenti vengono invitati a gettare tra le fiamme «le nostre angosce, le nostre incongruenze, i nostri egoismi, le streghe insomma del nostro tempo, ben più terribili, malefiche e perniciose di quelle delle antiche memorie». Anche in questo caso si tratta evidentemente di una ricostruzione non certo rigorosa, ad uso e consumo dei turisti, e come tale è stata contestata da storici e da alcuni residenti, seppure per ragioni diverse. Ma la rievocazione di Cavalese ha senz’altro il merito di tener viva la memoria.

Qui il video dell’edizione 2014 della rievocazione storica

Una mostra nel palazzo della Magnifica Comunità

Chi vuole invece approfondire la storia ha tempo fino al 28 marzo per visitare la mostra “Caccia alle Streghe – I processi in Val di Fiemme agli inizi del Cinquecento”. Tutto ebbe inizio attorno al 1500, quando il Governatore del Tirolo Leonhard von Völs iniziò una durissima repressione contro le rivolte contadine prendendo a pretesto la superstizione. L’anno seguente anche il capitano Vigilio Firmian, che tiranneggiava la Val di Fiemme per conto del Principe Vescovo di Trento, iniziò una dura repressione contro la comunità fiemmasca, i cui rappresentanti riuniti in assemblea avevano fatto ricorso all’imperatore contro i dazi esosi imposti dai vescovi. In questo caso, il pretesto fu l’inondazione del torrente Avisio, e il primo indiziato fu tal Giovanni delle Piatte, al quale fu contestato il possesso di “un libro, un cristallo, erbe e radici”. L’indiziato alla fine venne fatto confessare, rivelando i nomi di decine di donne. Il palazzo vescovile di Cavalese (TN), oggi sede della Magnifica Comunità che ospita mostre e una bella pinacoteca, divenne quindi il quartier generale della caccia alle streghe. Particolare interessante, tutte le vittime, comprese quelle che riuscirono a fuggire, secondo le più attuali ricerche storiche erano parenti dei membri dell’assemblea che avevano fatto ricorso all’imperatore contro le imposte del Principe Vescovo. A tutte vennero confiscati i beni, per un totale di 1135 fiorini che vennero intascati dalla famiglia Firmian, i veri cattivi di questa storia.

Locandina della mostra

Si legge sul sito del Comune di Cavalese

L’idea di realizzare una mostra dedicata ai processi per stregoneria in val di Fiemme nasce dallo studio storiografico condotto da Italo Giordani, edito nel 2005 con il titolo I Processi per stregoneria in val di Fiemme 1501, 1504-1506. Gli avvenimenti trattati s’inseriscono in un panorama storico e geografico estremamente ampio e variegato. La magia nacque con l’uomo e già nelle comunità primitive si distinguevano delle personalità capaci di controllarla. Questa abilità garantiva a tali soggetti prestigio e un ruolo sociale dominante, ma nei millenni il potere di controllare la Natura cominciò a non essere più concepito come qualità benefica. La magia, ritenuta uno strumento diabolico, iniziò ad essere considerata stregoneria e per questo venne temuta e combattuta come male nocivo per l’intera umanità.

Dal tardo Medioevo le pratiche curative che differivano dalla nascente scienza medica, allo stesso modo, vennero ritenute blasfeme e pertanto condannate. A fare le spese di questo radicale cambiamento ideologico furono i guaritori ciarlatani e in particolare le donne, tradizionalmente dedite alla cura della famiglia e della comunità come erboriste, ostetriche e levatrici. Proprio i nuovi dettami, alimentati dall’ignoranza e dalla superstizione, furono responsabili dello sviluppo dell’immaginario a noi familiare; quello della strega che, antagonista delle favole della nostra infanzia, è una vecchia ripugnante, piena di pustole che svolazza nel cielo in sella alla sua scopa…

L’esposizione, ospitata proprio dall’edificio che fu teatro dei processi, presenta al pubblico i fatti storici documentati dalle fonti. Ne deriva l’immagine di un passato censore ed inquisitore, di una Chiesa e di uno Stato corrotti, disposti ad eliminare con la forza qualsiasi voce dissenziente; utilizzando le armi della paura e del fuoco per riportare l’uomo alla “ragione”. I testi che accompagnano la mostra non danno risposte, se non problematiche, alla bestialità umana con l’auspicio d’invitare il visitatore alla riflessione, affinché le nuove pagine della storia non contengano mai più gli stessi orrori

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Categorie: cultura, Info Turistiche, iniziative | Tag: , , , | 3 commenti

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3 pensieri su “Al rogo!

  1. Nell’articolo viene citato anche Triora, il paese delle streghe all’interno della Riviera di Ponente, non molto distante dal confine con la Francia. Molto suggestivo (sarà che ci sono arrivato poco dopo il temporale). Merita davvero una visita e al Museo c’è modo di approfondire la questione della stregoneria. Peraltro mi è parso autentico e poco sfruttato turisticamente.

    • Si me ne hanno parlato. Da come me lo hanno descritto è imboscato e freddo. Degli amici ci sono andati ad arrampicare in inverno….ma non è certo come andare a scalare a Finale Ligure….

  2. In Ossola si narra che il luogo prediletto delle streghe fosse il monte Cistella dove, illuminate solo dalla luce della luna, queste donne, trasformate in gatte, volpi o bellissime fanciulle, danzavano scatenate fino alle prime luci dell’alba. Leggende, magia e tradizione accompagnano da sempre queste figure misteriose che la valle Antigorio ha deciso di riscoprire e riportare a una dimensione più terrena, legata alla verità storica. A Baceno è nato il «Comitato streghe» che lavora per approfondire la storia di quelle donne perseguitate durante l’Inquisizione e arse vive, sospettate di stregoneria solo perché conoscitrici delle erbe di montagna, oppure mogli e figlie di frontalieri che varcavano il confine per lavorare nella Svizzera calvinista di allora, o semplicemente perché dotate di una bellezza fuori dal comune. (…)
    http://www.lastampa.it/2015/06/09/edizioni/verbania/cronaca/un-museo-in-valle-antigorio-per-riabilitare-le-streghe-mFo69mv1TDcz1BZVXsBx9I/pagina.html

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