Lussemburgo, astro nascente della ciclabilità

bikeitalia.it, 07/01/2016

Il Granducato di Lussemburgo si sta indirizzando sempre più verso la ciclibilità investendo somme di denaro senza precedenti nello sviluppo dell’economia che gira intorno alla bicicletta. François Bausch, ministro dei Trasporti del Lussemburgo, sta portando avanti il discorso. Dopo aver guidato con successo attraverso il ‘Vertice UE della bicicletta’ che ha approvato la “Dichiarazione di Lussemburgo sulla bicicletta come modalità di trasporto amica del clima” il 7 ottobre 2015, in seguito quel mese ha reso pubblici i suoi ambiziosi piani che dovrebbero imprimere un netto incremento al ciclismo di casa. Un’attenta analisi della situazione ciclistica in terra lussemburghese è stata fatta dall’ECF.

Che cosa prevede il piano? Una prima legge adottata a partire dal 1999 ha iniziato lo sviluppo di una rete nazionale di piste ciclabili per scopi prevalentemente turistici. A febbraio 2015 c’è stato un aggiornamento di tale legge che stabilisce l’istituzione di una rete ciclabile nazionale composta da 41 percorsi per un totale di 1.400 chilometri (a tutt’oggi ne sono presenti 613 km). Questi itinerari hanno lo scopo di promuovere la bicicletta come modalità quotidiana di trasporto – rendendo tra l’altro la città di Lussemburgo più accessibile per i pendolari – ma anche attraverso la promozione di ulteriori percorsi più turistici, come la EuroVelo 5 che collega Londra con Brindisi. Entro il 2018 ci saranno 753 chilometri ciclabili,entro il 2021 si prevede che la rete ciclabile nazionale salirà a 838 km.

Un livello senza precedenti degli investimenti nazionali sulla bicicletta. Per completare la rete ciclabile nazionale entro i prossimi 10-15 anni, 8 milioni di euro saranno investiti ogni anno. Ulteriori fonti di finanziamento da parte del governo nazionale includono progetti per promuovere la bicicletta sulla rete stradale, per sviluppare ulteriormente il turismo in bicicletta, per fornire sussidi alle autorità locali al fine di collegare i ciclopercorsi locali alla rete nazionale, nonché per migliorare le strutture per i ciclisti nelle stazioni ferroviarie. Tutte questi preventivi di spesa per la ciclabilità sommati insieme danno un totale degli investimenti da parte degli organismi nazionali che ammonta a 11 milioni 750mila euro all’anno, ovvero 21 euro a persona pro capite.

La scala di questi investimenti da parte del governo nazionale diventa più chiara se comparata con altri Paesi: il secondo classificato, la Danimarca, ha investito circa 4,8 euro per persona ogni anno da fonti nazionali (media per il periodo 2009-2014); l’Olanda 2,1 euro, la Germania 1,15 euro…

La ricerca dimostra che tale denaro è ben speso. Un rapporto del ministero britannico dei Trasporti è giunto alla conclusione che il rapporto medio costi/benedici di sovvenzioni alla bicicletta è pari a 5,5:1. [Ciò significa che per 1 sterlina di denaro pubblico spesa, i regimi a capitalizzazione prevedono 5,50 sterline di ritorno economico per la società.] Qualsiasi rapporto maggiore di 4:1 offre una ‘Very High Value for Money’, secondo le società di consulenza. Un investimento davvero molto redditizio.

“Ciclabilità in tutti i progetti infrastrutturali”. Il meccanismo che in ogni progetto stradale – ricevendo un cofinanziamento nazionale – la ciclabilità dev’essere considerata fin dall’inizio assicura che i benefici degli investimenti siano massimizzati. L’agenzia delle strade ha bisogno di ottenere l’approvazione del responsabile nazionale della ciclabilità prima che il ministro dei Trasporti approvi il progetto. Grazie a questo tipo di approccio nel processo di pianificazione di una qualsiasi infrastrutture stradale, si evita che la ciclabilità diventi oggetto di ripensamento nei progetti stradali.

Quali le prospettive, dunque? Quando ECF ha pubblicato il suo barometro ECF in bicicletta per la seconda volta nel 2015, il Lussemburgo già apparteneva alla manciata di Paesi che aveva fatto il più grande salto in avanti in classifica (dal 19esimo posto del 2013 al 13esimo del 2015, ndr) rispetto alla prima edizione. Eppure il Granducato di Lussemburgo è ancora molto indietro rispetto a Paesi come l’Olanda o la Danimarca che hanno iniziato ad investire nel ciclismo già a partire dalla metà degli Anni Settanta. Inoltre, il profilo topografico in Lussemburgo è più impegnativo rispetto a quei Paesi che invece sono pianeggianti.

In Lussemburgo le premesse per fare bene e recuperare il gap con i Paesi ciclisticamente più avanzati ci sono tutte: soltanto con investimenti certi e visioni di medio-lungo periodo la ciclabilità può diventare un asset strategico per lo sviluppo della mobilità, del trasporto urbano e del turismo.

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Categorie: bicicletta, mobilità sostenibile, percorsi ciclabili | Tag: , | Lascia un commento

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