Con le ciaspole da rifugio a rifugio

Con le ciaspole da rifugio a rifugio: sulle alte vie delle Dolomiti anche d’inverno

Escursioni anche di più giorni in angoli sperduti che garantiscono un abbraccio caldo, rimanendo immersi nella neve

di Matto Serafin (Meridiani Montagne) – lastampa.it, 07/12/2015

Il rifugio città di Carpi (ph Diego Cuzzolin)

L’idea che i rifugi alpini chiudano a fine estate, per piombare in un lungo letargo attraverso l’inverno, è ormai superata tra le Dolomiti del Cadore. Anche quest’anno riprende la fortunata iniziativa di alcuni rifugisti dell’alto Bellunese che dal 2010 si sono consorziati creando una rete di percorsi in quota. Escursioni anche di più giorni in angoli sperduti delle Dolomiti, che garantiscono al tramonto un abbraccio caldo, rimanendo immersi nella neve. Camminare nella coltre bianca in una foresta silenziosa, poi sbucare sull’altopiano e trovarsi soli davanti a uno dei paesaggi più spettacolari al mondo. Quando si parla di Dolomiti si pensa subito ai caroselli del superski, eppure le vette più belle – quelle che conquistarono i primi esploratori dell’Ottocento come il Pelmo, l’Antelao, le Marmarole, il Sorapiss, i Cadini di Misurina – sono rimaste lontane dalle mappe dello sci alpino: troppo fuorimano, troppo poco ripidi i pendii alla base delle pareti. Così solo l’escursionista della neve può raggiungere questi colossi anche d’inverno.

Il vecchio arnese dei nonni  

Negli ultimi anni, con la delocalizzazione dell’industria diffusa dell’occhiale, in Cadore si è cercato di lanciare un turismo alternativo, specie d’inverno. Per questo è venuto in soccorso un vecchio arnese sottratto all’oblio dei nonni. Ritornate in auge grazie a una moda venuta dalla Francia, le racchette da neve, le ciapole (qui chiamate ciaspe in dialetto), hanno trovato qui il loro terreno ideale. Il primo rifugio a tenere aperti i battenti nella cosiddetta brutta stagione fu, 14 anni fa, il rifugio Padova, a 1300 metri di quota ai piedi della catena dei Monfalconi, ai confini con il Friuli. “Fu una scelta dettata più dalla nostra passione e dalla follia che altro, non pensavamo mai di superare i dieci clienti la settimana” racconta il gestore Paolo De Lorenzo. Oggi sono 17 i rifugi in tutto il Cadore a tenere aperto d’inverno, almeno nei fine settimana. Sono le mete e gli approdi dove godersi una cenetta calda a fine giornata per chi ha camminato a lungo nelle neve, con le ciaspole ma anche senza, percorrendo sentieri appositamente battuti.

La rete dei percorsi  

Nel 2010 è stato varato un circuito di itinerari contrassegnati con apposita segnaletica e un portale (www.regnodelleciaspe.it) dove si possono trovare tutte le informazioni necessarie per organizzare un’escursione in sicurezza. Gli itinerari tracciati possono essere vecchie mulattiere militari, strade forestali o semplici sentieri in mezzo al bosco. “Dove è possibile usiamo i gatti delle nevi per battere le piste” racconta Omar, gestore del rifugio Chiggiato nel Gruppo delle Marmarole. “Ma dove il sentiero è troppo stretto dobbiamo tracciare a piedi il percorso dopo ogni nevicata”. Proprio nelle Marmarole si svolge il 12 febbraio la Ciaspalonga, vera e propria maratona di 42 chilometri con partenza da Auronzo a notte fonda e arrivo in Piazza Tiziano a Pieve di Cadore. Una gara durissima, che affronta un dislivello di 2000 metri su un itinerario che di solito si fa in due o tre giorni, godendosi un panorama di incomparabile bellezza.

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Categorie: ciaspolate, escursionismo | Tag: | Lascia un commento

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