La “rivoluzione” dei freni a disco

Prima o poi…ci dovevano pur arrivare…

Freni a disco? “Il 2016 è necessario per capire”

Parla il manager tecnico dell’Uci, Mark Barfield: “La maggiore parte degli infortuni avviene con l’impatto a terra. Il cambio ruota è più lungo ma parliamo di 15-20 secondi”

gazzetta.it, 14/12/2015

Bici con i freni a disco utilizzate alla Vuelta 2015. Bettini

“Non cambieremo le regole prima di avere i dati necessari da questa sperimentazione che ci soddisfino e che ci dicano che non ci sono rischi”. Mark Barfield, il manager tecnico dell’Uci, l’unione ciclistica internazionale, esordisce così parlando dell’introduzione dei freni a disco nelle corse professionistiche su strada. L’Uci ha dato il via libera ai test per tutto il 2016, a partire dal 1 gennaio, per le squadre WorldTour, Professional, Continental e donne con l’intento di ricavare la maggior mole di dati possibili dopo le prime sperimentazioni nel 2015. In un’intervista al sito australianoCyclingtips, Barfield si è soffermato sui problemi di sicurezza e pratici. “Prima di tutto sono stato interpellato a proposito della mountain bike. Il fatto è che in questa specialità tu non hai spesso grandi cadute in gruppo, ma nelle cadute le ferite provocate dai dischi sono poco comuni. La maggior parte degli infortuni avvengono con l’impatto a terra. Penso che questa sia una cosa che vale la pena ricordare”.

FORATURE — Se sulle misure c’è l’accordo per avere i mozzi 142×12 mm dietro e 100×12 mm davanti e i dischi da 160 mm, sul cambio ruota in caso di foratura “ci vorrà più tempo, ma parliamo di 15-20 secondi per un meccanico esperto. Se a settembre vedremo che qualcuno ha perso una gara per un cambio troppo lento allora forse l’introduzione dei dischi non andrà a regime. Ma se guardiamo a chi gestisce l’assistenza allora è facile capire che in primo luogo loro abbiano tutto l’interesse perché tutto questo funzioni”. Per quanto riguarda il limite di peso, fissato nel 2000 a 6,8 kg, Barfield ha lasciato intendere che è volontà dell’Uci cambiarlo non su un valore numerico ma su una base di sicurezza.

INDUSTRIA — Sulle origini della sperimentazione “è stata l’industria a proporla tramite la Federazione mondiale dei prodotti sportivi – ha detto Barfield -. I due più interessati erano Shimano e Sram. Ma appena si scava un po’ ogni produttore vuole questo. Uno sport in salute comprende la vendita di prodotti. Se tutti questi produttori venderanno di più investiranno di più nel ciclismo il che significa più persone che pedalano e più biciclette. Questa non è una cosa cattiva”.

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