Archivi del mese: dicembre 2015

Sogni a pedali

Che i vostri sogni a pedali vi accompagnino per il 2016 (sperando di realizzarli, ovviamente).
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Trovato su “Passeggiando in bicicletta

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Una città senza auto

Una città senza automobili: riflessioni sul blocco delle auto a Milano

Il blocco totale delle auto a Milano, un’occasione per vedere un diverso volto della città

di Daniele Palmieri – nerodinchiostro.blogspot.it, 28/12/2015

Milano con il blocco totale delle auto.

Silenzio, pace e tranquillità. La mobilità in bici è più efficiente almeno del doppio; niente stress, niente traffico, niente clacson, niente tubi di scappamento. Alcune persone si lamentano dicendo che tre giorni di blocco son troppi; io mi lamento perché sono troppo pochi.

Altre si lamentano perché dicono che il blocco delle auto non serve a nulla; ma è davvero così?

Io mi lamento perché la gente non dovrebbe lamentarsi ma approfittarne per prendere la bici per scoprire una città che ha molto da dare e che in giorni come questi ha un volto ancora più splendido.

Capisco le esigenze delle persone che lavorano, soprattutto di quelle che abitano in provincia, in paesi con collegamenti pubblici molto scarsi se non del tutto carenti. Ma non posso credere che il 100% dei lavoratori di Milano si trovi in queste condizioni e non posso giustificare le persone che ritengono l’automobile l’unico mezzo per recarsi al lavoro ma che non fanno nulla né per trovare alternative né per far sì che le cose cambino. Così come non giustifico i residenti che lavorano in città ma che scelgono comunque l’automobile per muoversi.

In questo modo si entra in un circolo vizioso; tutte le persone usano l’automobile e non si sente l’esigenza di creare nuove infrastrutture per permettergli di muoversi diversamente. E parlo sia di nuovo mezzi pubblici sia di piste ciclabili sicure per muoversi in bicicletta (veicolo snobbato da molti, ma ho già parlato in questo articolo dell’efficienza della bicicletta in un raggio di 20 km).

In questo caso però non voglio prendere in considerazione la situazione dei paesi di provincia, ma voglio concentrarmi soltanto sulla città di Milano, per parlarvi della città senza automobili che oggi ho potuto vedere e vivere, partendo da qui per allargare la prospettiva.

Difatti, mi sono bastate soltanto poche ore in bicicletta in giro per le strade deserte per rendermi conto di tutti gli aspetti positivi di una città in cui si vieta la circolazione di veicoli a motore (eccezion fatta per taxi e mezzi pubblici).

Punto primo: Meno smog. 

E’ l’aspetto più importante, che ha a che fare con la nostra salute. E’ vero, tre giorni di blocco delle auto non servono di certo ad abbassare il livello delle polveri sottili e a migliorare la situazione; ma una settimana, un mese, uno , dieci, vent’anni di blocco delle auto nelle grandi città? Pensate al traffico urbano, ai centinaia di tubi di scappamento che quotidianamente immettono nell’atmosfera polveri sottili per trecentosessantacinque giorni l’anno; tre giorni non fanno la differenza, ed è per questo che bisogna pensare a provvedimenti a lungo termine e non limitarsi a mettere pezze quando l’inquinamento atmosferico raggiunge livelli drastici.

Inoltre, liberare le strade permetterebbe di ampliare gli spazi verdi a disposizione dei cittadini, altro fattore molto importante per migliorare la qualità dell’aria.

Punto secondo: Maggiore efficienza dei mezzi pubblici di superficie.

Molte persone usano l’automobile perché ritengono i mezzi pubblici inaffidabili, soprattutto sotto l’aspetto della puntualità. Ma parlando soltanto dei mezzi pubblici di superficie presenti in città, autobus, filobus e tram, si può notare come una delle cause principale dei ritardi sia proprio il traffico causato da chi sceglie di muoversi in automobile. Se non ci fosse il traffico urbano i mezzi di pubblici non correrebbero più il rischio di rimanere imbottigliati e sarebbero molto più veloci ed efficienti. Inoltre, a fronte di un maggiore utilizzo da parte dei cittadini aumenterebbero i fondi da investire in queste reti di trasporto.

Punto terzo: Maggiore efficienza della mobilità in bicicletta.

In tanti considerano la bici un semplice veicolo di intrattenimento, con il quale fare la scampagnata domenicale in primavera. In pochi sanno che c’è un traffico silenzioso di ciclisti che si muovono in bici in città per studio e per lavoro. Io lo chiamo “traffico parallelo” e lo vedo ogni volta che mi muovo in città sulle due ruote a pedali. Anche questo tipo di traffico è soggetto a “ingorghi” causati, guarda caso, dal traffico automobilistico. Difatti, in assenza di piste ciclabili noi ciclisti siamo costretti a muoverci in strada, e in quelle vie dove il traffico è denso, così come il numero di macchine parcheggiate, si creano degli ingorghi causati dal poco spazio a nostra disposizione. A meno che non siamo intenzionati a fare strage di specchietti, o se non vogliamo finire schiacciati tra un’automobile in movimento e una parcheggiata, siamo costretti a rallentare di fronte a queste situazioni “a imbuto”.
Inutile dire che senza il traffico urbano la viabilità in bici è decisamente maggiore; oggi stesso ho avuto la possibilità di constatarlo con una rilevazione empirica. Cologno Monzese – Milano Centro, circa 14 km che mediamente percorro in 45/50 minuti; senza automobili ne ho impiegati 30 e mi sono potuto muovere liberamente per tutta la città, provando una sensazione di libertà indescrivibile.

Punto quarto: Maggiore sicurezza.

Bandire la circolazione delle auto nei grandi centri urbani significherebbe maggiore sicurezza per i pedoni, per i ciclisti e per gli automobilisti stessi. Milano, per fortuna, è una delle città italiane con il minor numero di incidenti stradali, ma è chiaro che questi numeri del 2013 e del 2014 presentati dall’Istat calerebbero drasticamente. Inoltre, se Milano è un’eccellenza, non si può dire lo stesso di molte altre città italiane, dato che nell’ultimo anno si è visto un incremento del 5,4% delle vittime di incidenti stradali nelle metropoli (fonte).

Punto quinto: Meno stress.

Il traffico, il trambusto dei clacson e dei tubi di scappamento, gli incidenti evitati per un soffio, i parcheggi introvabili, le manovre sporche degli automobilisti poco prudenti, sono tutti elementi che contribuiscono a stressare sia i guidatori sia ciclisti e pedoni.

Potrebbe sembrare un elemento da poco, ma lo stress è un fattore che incide molto sulla nostra salute psicofisica.
Come ho accennato a inizio articolo, la Milano senza automobili che ho potuto vivere oggi era una Milano completamente diversa; il silenzio, la quiete quasi assoluta che si respirava per le strade infondeva un senso di tranquillità e benessere che raramente si riesce a vivere tra il caotico traffico quotidiano.

Punto sesto: Conoscenza più approfondita della città e aumento dei consumi.

Da quando mi muovo a Milano con i mezzi pubblici, ma soprattutto in bicicletta, ho sviluppato un rapporto più stretto con la città. Un rapporto diretto, che non potrebbe mai svilupparsi da dietro i muri di vetro dell’automobile. Un conto è doversi muovere in città guidando ed essendo costretti a mantenere una concentrazione costante sulla strada, un altro conto è avere la possibilità di osservare il paesaggio intorno a noi dal finestrino di un mezzo pubblico o, ancora meglio, dal sellino di una bicicletta. Pedalando per le vie di Milano ho imparato a conoscere questa città magnifica, ho scoperto angoli nascosti e musei di cui ignoravo l’esistenza, ma soprattutto nuovi negozi, diversi dalle solite grandi catene del centro. Sì, perché questo è un altro grande mito da sfatare: “con il blocco delle auto si riducono i consumi”. E’ una gran baggianata, basta fare ricorso all’esperienza personale per rendersene conto. Se si prende l’automobile si passa davanti a una serie di negozi che non degniamo nemmeno di uno sguardo. Inoltre, quando si guida in città difficilmente ci si ferma appositamente per visitare un negozio, a meno che quella non fosse già la destinazione di partenza, al contrario di quello che avviene quando ci si muove a piedi o in bicicletta, senza il problema di dover trovare un introvabile parcheggio vicino.

Punto settimo: La bellezza.

Se avete guardato con attenzione gli scatti che accompagnavano i punti elencati in precedenza vi sarete accorti di un particolare non da poco: una città senza auto per le strade è dannatamente bella.
Il fattore estetico potrebbe sembrare secondario, ma non lo è affatto.
L’Italia è uno dei paesi più belli del mondo; siamo la patria dell’arte e della bellezza, ma facciamo di tutto per non valorizzarla. Il traffico urbano è esteticamente orribile, oltre a essere un elemento di disturbo, e non permette alle persone di godersi il vero volto della città, e spesso lo sfregia con l’inquinamento (basti pensare al colore grigiastro del Duomo prima che venisse restaurato). La bellezza estetica di una città senza traffico sarebbe inoltre un richiamo irresistibile per i turisti, nonché un elemento che incrementerebbe il grado di benessere degli abitanti.

*****

Questi sono i principali aspetti positivi del proibire la circolazione delle auto nei grandi centri urbani.

Potrebbero venire in mente una serie di problematiche, soprattutto per i residenti proprietari di un’automobile, che si troverebbero impossibilitati a usarla. A fronte di ciò si dovrebbero porre delle limitazioni al blocco delle auto, permettendo l’utilizzo soltanto ai residenti, ma credo che proprio loro dovrebbero essere i primi ad adottare un diversa mobilità, approfittando dei mezzi pubblici disponibili e delle biciclette.

Una città senza automobili potrebbe sembrare un’utopia, ma non è così. E’ un’idea concreta, realizzabile e necessaria per ridurre la drastica situazione dell’inquinamento ambientale. Solo alle persone troppo pigre per cambiare il proprio stile di vita tutto questo può sembrare irrealizzabile; ma, come ho già scritto in un altro articolo, la pigrizia sta lentamente uccidendo il pianeta, e noi con lui.

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Fine turno

Ecco cosa fanno i Babbi Natale dopo aver finito con le consegne…

(dalla pagina facebook Cicloturismo)

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9 momenti importanti

Ad integrazione di quanto riportato QUI.

9 momenti importanti per la bici nel 2015

bikeitalia.it, 25/12/2015

La ciclabilità in Italia è ancora lontana dagli standard elevati dei Paesi Nordeuropei, eppure, guardando a ritroso l’anno che sta volgendo al termine, non tutto è da buttare e alcuni piccoli passi sono stati fatti: ripercorriamoli insieme.

3/02 – A Bari la prima velostazione del sud Italia

Mercoledì 28 gennaio l’Assessorato alle Infrastrutture e Mobilità della Regione Puglia e le Ferrovie Appulo Lucane (FAL) hanno siglato un accordo che prevede la realizzazione a Bari della prima velostazione del centro-sud Italia. La struttura, coperta, sicura e custodita, sorgerà nei locali delle FAL siti in Corso Italia e sarà adibita al parcheggio, al noleggio e all’assistenza meccanica di 150 biciclette.
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25/03 – Ripristinato l’abbonamento bici+treno in Emilia Romagna

La Regione Emilia Romagna ha ripristinato ufficialmente l’abbonamento bici+treno che era stato annullato alcuni mesi fa. Pur non potendo parlare di passo avanti (si è semplicemente ristabilita una situazione precedente) si tratta di una conferma importante per i pendolari emiliani che viaggiano nella regione accoppiando il treno alla bicicletta.
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5/05 – Veneto sempre più ciclabile: 27 milioni per 308 km di nuove piste

Poche parole per presentare un grande progetto. È molto stringata la nota con cui la Regione Veneto annuncia una decisione importante: lo stanziamento di 27 milioni di euro per la realizzazione di 308 chilometri di nuove piste ciclabili nei prossimi anni.
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21/09 – Bologna, una Tangenziale per le bici

Tutti in sella lungo la nuova infrastruttura ciclabile che abbraccia la città di Bologna: sabato 19 settembre alle 10 del mattino sono partite 10 biciclettate che si sono radunate ai Giardini Margherita per il taglio del nastro della “Tangeziale delle biciclette”.
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25/09 – Apre Dynamo, la prima velostazione di Bologna

Due giorni di festeggiamenti nella città delle Due Torri per Dynamo, la prima velostazione di Bologna, situata in via Indipendenza e inaugurata venerdì 25 settembre.
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2/11 – Massarosa finanzia il bike to work

Incentivare l’uso quotidiano della bicicletta, rimborsando un tot per ogni chilometro percorso pedalando nel tragitto casa-lavoro. Succederà presto a Massarosa, cittadina in provincia di Lucca dove il progetto lanciato dall’Amministrazione comunale troverà applicazione entro la fine del 2015. Il rimborso è stato fissato in 25 centesimi a chilometro, con un tetto massimo di 50 euro mensili.
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14/12 – Stabilità 2016, triplicati i fondi per le ciclabili

Un emendamento alla Legge di Stabilità 2016 dà più risorse alle piste ciclabili. Sabato 12 dicembre la notizia è stata anticipata dall’Agenzia di stampa parlamentare Public Policy: “Passeranno da 33 a 94 milioni in tre anni le risorse per potenziare le piste ciclabili”. Dunque con un emendamento presentato al ddl Stabilità, alla Camera, viene quasi triplicato lo stanziamento inserito nel passaggio al Senato.
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21/12 – Case Cantoniere, ecco il progetto per farle rinascere

Un ritorno al passato che guarda al futuro per riutilizzare le Case Cantoniere, creando valore, turismo e occupazione. Questi gli obiettivi del progetto pilota che il 16 dicembre scorso è stato presentato da Mit, Mibact, Anas e Demanio: quattro realtà che hanno sottoscritto un accordo per valorizzare queste strutture strategiche dal punto di vista turistico, soprattutto quello all’insegna della mobilità dolce, a piedi e in bicicletta.
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22/12 – Riconosciuto l’infortunio in itinere per chi va al lavoro in bicicletta

Dopo oltre un anno e mezzo di battaglie parlamentari è stato approvato poche ore fa in via definitiva il collegato ambientale alla legge di stabilità 2016 che introduce novità importanti per chi si muove in bicicletta.
L’art. 5 del provvedimento titolato prevede infatti la destinazione di 35 milioni di euro ad opera del Ministero dell’Ambiente focalizzati allo sviluppo di iniziative quali il bike to work e il bike to school.
Ma, al di là del finanziamento, l’altra grande novità introdotta da questo provvedimento è il riconoscimento dell’infortunio in itinere per chi si reca al lavoro in bicicletta.
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A Rocky Mountain Christmas

Buon Natale.

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Un anno da ricordare per la bici

Questa fine anno sta portando buone notizie per chi ama la bici e per chi crede che sua giunto il tempo per puntare, anche in Italia, su mobilità sostenibile e cicloturismo.

Prima di tutto, nella Finanziaria è stato inserito lo stanziamento, per il triennio 2016-2018, di 91 milioni di Euro per il triennio 2016-2018 per il finanziamento di progettazione e realizzazione di un sistema nazionale di ciclovie turistiche, progettazione e realizzazione di ciclostazioni e interventi per la sicurezza della ciclabilità cittadina, con priorità per la Ciclovia del Sole (Verona-Firenze), progetto VenTo (Venezia-Torino), Grab (Roma) e Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese (da Caposele a Santa Maria di Leuca).

In secondo luogo, è stato approvato il “collegato ambientale“: i comuni con più di 100mila abitanti, anche in associazione, potranno presentare progetti per limitare traffico e inquinamento, che il governo finanzierà con 35 milioni di euro complessivi. I fondi saranno destinati a incentivare “iniziative di mobilità sostenibile, incluse iniziative di piedibus, di car-pooling, di car-sharing, di bike-pooling e di bike-sharing, la realizzazione di percorsi protetti per gli spostamenti, anche collettivi e guidati, tra casa e scuola, a piedi o in bicicletta, di laboratori e uscite didattiche con mezzi sostenibili, di programmi di educazione e sicurezza stradale, di riduzione del traffico, dell’inquinamento e della sosta degli autoveicoli in prossimità degli istituti scolastici”.

Si stanziano 5 milioni l’anno alla Regione-Emilia Romagna per il completamento del corridoio europeo EUROVELO 7, la riqualificazione ad uso ciclopedonale del vecchio tracciato ferroviario dismesso Verona-Bologna.

Grazie a modifiche normative chi usa la bici per andare al lavoro godrà dell’estensione dell’assicurazione Inail in caso di incidente.

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Un anno da ricordare. Video-auguri di Natale della Presidente FIAB.

fiab-onlus.it, 22/12/2013

Il 2015 sarà un anno da ricordare.

Finalmente per la FIAB si raccolgono i primi frutti di un lungo lavoro, con concreti provvedimenti pro mobilità ciclistica.

In video gli auguri di buon natale e felice anno nuovo da parte della Presidente FIAB Giulietta Pagliaccio.

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Snow Epic

Vista la totale assenza di neve risulta difficile immaginarsi una gara con le “fat bike” su piste da sci e sentieri innevati.

A Gstaadt, Alpi Svizzere, un pochetto di neve c’è e si staranno preparando per lo Snow Bike Festival che si terrà dal 22 al 24 gennaio 2016. Saranno tre giorni dedicati alla mtb su neve.

Edizione 2015 – Engelberg

Manca circa un mese, intanto possiamo guardare le foto dell’edizione 2015 (tenutasi a Engelberg) e il filmato realizzato dal Team “Imparables”, con quel pazzo furioso di Santi Millàn.

Edizione 2015 – Engelberg

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Re-Cycle Christmas Tree

Natale, l’albero delle bici è a Monte San Giusto

bikeitalia.it, 11/12/2015

Quest’anno la palma dell’albero di Natale più originale sembra essersela aggiudicata in anticipo una cittadina marchigiana in provincia di Macerata: Monte San Giusto. Il progetto si chiama Re-Cycle Christmas Tree, nasce da un’idea di Simone Iualè – come riporta il sito di cronaca cittadina L’Indiscreto – e ha raccolto attorno a sé l’interesse e l’adesione di tutte le principali Associazioni cittadine oltreché il sostegno del Comune.

L’installazione è alta quasi 10 metri e per realizzarla sono state assemblate tra loro, a forma di albero di Natale, ben 171 biciclette: il “materiale” è stato donato dai cittadini della zona, che hanno tirato fuori dalle cantine bici vecchie e telai inutilizzati da tempo. Per tirare su l’albero sono stati necessari quasi due mesi di lavoro, in diverse fasi di realizzazione: la base in ferro, la saldatura e la verniciatura dei telai e delle ruote con particolari colorazioni riflettenti che ne risaltano la luminosità una volta illuminati dai 14 proiettori a luce bianca.

La squadra che lo ha realizzato è composta da circa trenta persone e ha visto impegnati la Pro Loco, l’Ente Clown&Clown, l’Associazione Bonafede e l’Associazione Commercianti che hanno formato un unico grande gruppo di lavoro. Il vicesindaco di Monte San Giusto Mauro Spinelli, che ricopre tra le altre anche la carica di assessore al Turismo della cittadina marchigiana, in un articolo pubblicato sul sito di promozione turistica del territorio visitmontesangiusto.com, ripercorre la storia dell’albero di biciclette, un’idea originale nata l’estate scorsa: “Una mattina Simone Iualè venne in Comune e mi accennò dell’idea di costruire un albero riciclando vecchie biciclette inutilizzate. Sono sincero, mi sembrò un’idea un po’ bizzara”.

In poche settimane quella che sembrava soltanto una boutade estiva divenne un progetto fatto e finito, con tanto di riunioni tecniche, modellini fatti con “cartoncini e cannucce di plastica” e prove statiche per la piccola Tour Eiffel delle bici. E così – grazie alle donazioni dei cittadini e all’impegno di una trentina di persone – l’albero di Natale delle biciclette di Monte San Giusto è stato assemblato e inaugurato domenica 6 dicembre, con l’accensione delle luci che hanno regalato a cittadini e turisti un colpo d’occhio notevole.

Il vicesindaco Spinelli ci tiene a ringraziare quanti si sono impegnati nella realizzazione dell’opera: “Tutti quelli che hanno collaborato a questo progetto, compresi i cittadini (non solo sangiustesi) che hanno donato le biciclette da utilizzare. E poi un ringraziamento particolare va a tutte le Associazioni, agli sponsor e ai volontari che nell’ultimo mese hanno dedicato serate intere a lavorare al freddo e fino a notte fonda”.

Il Re-Cycle Christmas Tree è un’attrazione che molto probabilmente farà arrivare nel borgo maceratese tanti appassionati di bicicletta, che vorranno guardare l’opera da vicino e magari scattare un selfie con l’albero di Natale delle bici sullo sfondo. E sicuramente c’è già chi ha pensato di andarci in sella alla sua amata due ruote…

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Con le ciaspole da rifugio a rifugio

Con le ciaspole da rifugio a rifugio: sulle alte vie delle Dolomiti anche d’inverno

Escursioni anche di più giorni in angoli sperduti che garantiscono un abbraccio caldo, rimanendo immersi nella neve

di Matto Serafin (Meridiani Montagne) – lastampa.it, 07/12/2015

Il rifugio città di Carpi (ph Diego Cuzzolin)

L’idea che i rifugi alpini chiudano a fine estate, per piombare in un lungo letargo attraverso l’inverno, è ormai superata tra le Dolomiti del Cadore. Anche quest’anno riprende la fortunata iniziativa di alcuni rifugisti dell’alto Bellunese che dal 2010 si sono consorziati creando una rete di percorsi in quota. Escursioni anche di più giorni in angoli sperduti delle Dolomiti, che garantiscono al tramonto un abbraccio caldo, rimanendo immersi nella neve. Camminare nella coltre bianca in una foresta silenziosa, poi sbucare sull’altopiano e trovarsi soli davanti a uno dei paesaggi più spettacolari al mondo. Quando si parla di Dolomiti si pensa subito ai caroselli del superski, eppure le vette più belle – quelle che conquistarono i primi esploratori dell’Ottocento come il Pelmo, l’Antelao, le Marmarole, il Sorapiss, i Cadini di Misurina – sono rimaste lontane dalle mappe dello sci alpino: troppo fuorimano, troppo poco ripidi i pendii alla base delle pareti. Così solo l’escursionista della neve può raggiungere questi colossi anche d’inverno.

Il vecchio arnese dei nonni  

Negli ultimi anni, con la delocalizzazione dell’industria diffusa dell’occhiale, in Cadore si è cercato di lanciare un turismo alternativo, specie d’inverno. Per questo è venuto in soccorso un vecchio arnese sottratto all’oblio dei nonni. Ritornate in auge grazie a una moda venuta dalla Francia, le racchette da neve, le ciapole (qui chiamate ciaspe in dialetto), hanno trovato qui il loro terreno ideale. Il primo rifugio a tenere aperti i battenti nella cosiddetta brutta stagione fu, 14 anni fa, il rifugio Padova, a 1300 metri di quota ai piedi della catena dei Monfalconi, ai confini con il Friuli. “Fu una scelta dettata più dalla nostra passione e dalla follia che altro, non pensavamo mai di superare i dieci clienti la settimana” racconta il gestore Paolo De Lorenzo. Oggi sono 17 i rifugi in tutto il Cadore a tenere aperto d’inverno, almeno nei fine settimana. Sono le mete e gli approdi dove godersi una cenetta calda a fine giornata per chi ha camminato a lungo nelle neve, con le ciaspole ma anche senza, percorrendo sentieri appositamente battuti.

La rete dei percorsi  

Nel 2010 è stato varato un circuito di itinerari contrassegnati con apposita segnaletica e un portale (www.regnodelleciaspe.it) dove si possono trovare tutte le informazioni necessarie per organizzare un’escursione in sicurezza. Gli itinerari tracciati possono essere vecchie mulattiere militari, strade forestali o semplici sentieri in mezzo al bosco. “Dove è possibile usiamo i gatti delle nevi per battere le piste” racconta Omar, gestore del rifugio Chiggiato nel Gruppo delle Marmarole. “Ma dove il sentiero è troppo stretto dobbiamo tracciare a piedi il percorso dopo ogni nevicata”. Proprio nelle Marmarole si svolge il 12 febbraio la Ciaspalonga, vera e propria maratona di 42 chilometri con partenza da Auronzo a notte fonda e arrivo in Piazza Tiziano a Pieve di Cadore. Una gara durissima, che affronta un dislivello di 2000 metri su un itinerario che di solito si fa in due o tre giorni, godendosi un panorama di incomparabile bellezza.

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La “rivoluzione” dei freni a disco

Prima o poi…ci dovevano pur arrivare…

Freni a disco? “Il 2016 è necessario per capire”

Parla il manager tecnico dell’Uci, Mark Barfield: “La maggiore parte degli infortuni avviene con l’impatto a terra. Il cambio ruota è più lungo ma parliamo di 15-20 secondi”

gazzetta.it, 14/12/2015

Bici con i freni a disco utilizzate alla Vuelta 2015. Bettini

“Non cambieremo le regole prima di avere i dati necessari da questa sperimentazione che ci soddisfino e che ci dicano che non ci sono rischi”. Mark Barfield, il manager tecnico dell’Uci, l’unione ciclistica internazionale, esordisce così parlando dell’introduzione dei freni a disco nelle corse professionistiche su strada. L’Uci ha dato il via libera ai test per tutto il 2016, a partire dal 1 gennaio, per le squadre WorldTour, Professional, Continental e donne con l’intento di ricavare la maggior mole di dati possibili dopo le prime sperimentazioni nel 2015. In un’intervista al sito australianoCyclingtips, Barfield si è soffermato sui problemi di sicurezza e pratici. “Prima di tutto sono stato interpellato a proposito della mountain bike. Il fatto è che in questa specialità tu non hai spesso grandi cadute in gruppo, ma nelle cadute le ferite provocate dai dischi sono poco comuni. La maggior parte degli infortuni avvengono con l’impatto a terra. Penso che questa sia una cosa che vale la pena ricordare”.

FORATURE — Se sulle misure c’è l’accordo per avere i mozzi 142×12 mm dietro e 100×12 mm davanti e i dischi da 160 mm, sul cambio ruota in caso di foratura “ci vorrà più tempo, ma parliamo di 15-20 secondi per un meccanico esperto. Se a settembre vedremo che qualcuno ha perso una gara per un cambio troppo lento allora forse l’introduzione dei dischi non andrà a regime. Ma se guardiamo a chi gestisce l’assistenza allora è facile capire che in primo luogo loro abbiano tutto l’interesse perché tutto questo funzioni”. Per quanto riguarda il limite di peso, fissato nel 2000 a 6,8 kg, Barfield ha lasciato intendere che è volontà dell’Uci cambiarlo non su un valore numerico ma su una base di sicurezza.

INDUSTRIA — Sulle origini della sperimentazione “è stata l’industria a proporla tramite la Federazione mondiale dei prodotti sportivi – ha detto Barfield -. I due più interessati erano Shimano e Sram. Ma appena si scava un po’ ogni produttore vuole questo. Uno sport in salute comprende la vendita di prodotti. Se tutti questi produttori venderanno di più investiranno di più nel ciclismo il che significa più persone che pedalano e più biciclette. Questa non è una cosa cattiva”.

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