Panorama da Cima 11

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Cima 11 (a sinistra) e Cima 12 viste da Meida, al tramonto

Questa è una delle “escursioni del cuore” per una persona che ha passato per un sacco di estati le vacanze in val di Fassa. Perché “son rimasta piccola” (cit. P.Rossi) salendo su questa cima, inizialmente come escursione “clou” dell’estate e poi come “escursione di riscaldamento” (eh, si cresce…), perché ci salivo con gli altri sciamannati della compagnia del campeggio, perché se dici a uno che non c’è mai andato “ieri sono stata lassù” quello pensa “cavolo, è la nipotina di Bonatti!” invece si sale per un comodo prato sul versante nascosto, e perché da qui il panorama è spettacolare.

Cima 11 è una delle due cime che sovrastano Pozza di Fassa, dal paese appare come uno sperone chiaro mosso dalla presenza di spigoli e pilastri. In passato qui sono state tracciate delle vie, ne ho trovato traccia in un libro che mi ha regalato anni fa un’amica, in realtà in tanti anni non ho mai visto scalare nessuno qui. Questa parete però è come il taglio in un panettone, giusto per rendere l’idea di com’è il tratto finale del sentiero che sale in cima. Escursione tecnicamente facile, ma che richiede un minimo di gamba perché comunque il dislivello c’è (anche se può essere ridotto prendendo il bus navetta).

Alla sottoscritta, invece, i dislivelli piace aumentarli, nel senso che la macchina quando sono qui la muovo solo se non posso farne a meno, quindi l’ultima volta ci sono andata da sola partendo a piedi da casa, a Meida, subito dopo pranzo, per rientrare alla base intorno alle 19,20, giusto in tempo per buttare la pasta per i miei “uomini”. Ovviamente in cima ci sono stata poco ma mi sono goduta il panorama in solitaria. Al rientro però le mie ginocchia malandate mi hanno sentitamente “ringraziato”…

Il contesto

Cima 11, insieme a Cima 12 e alla cresta fino a Punta Vallaccia, fa parte del Gruppo della Vallaccia, che separa la Val Monzoni (valle laterale della Val San Nicolò) dalla Val di Fassa. Quest’area dal punto di vista geologico ha una storia un po’ diversa dalle zone circostanti: la cresta dei Monzoni ha infatti origine vulcanica (rocce porfiriche), la zona è molto importante per i geologi, che qui hanno scoperto un minerale denominato appunto monzonite. Il gruppo della Vallaccia invece è costituito da calcare della Marmolada.

La cresta dei Monzoni è stata teatro di scontri nel corso della Grande Guerra, essendo linea del fronte austriaco.

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Vista sui Dirupi di Larsec da Malga Crocefisso

Punti di appoggio e mezzi trasporto

A parte il metodo-Barbara di cui sopra, il punto di partenza naturale per questa escursione è Malga Crocefisso, in Val San Nicolò, dove è possibile lasciare l’auto. Da qui ci si dirige verso la Val Monzoni. E’ però possibile usufruire del servizio di bus navetta, con partenza da Malga Crocifisso o da Pozza (informarsi per orari e costi presso l’APT), e “saltare” il primo tratto fino a Malga Monzoni. Io però descrivo qui il percorso completo, per…completezza, perché io l’ho sempre fatto così… e perché “ai miei tempi”, quando ho cominciato a passare le vacanze in valle, il servizio navetta non esisteva.

Lungo il percorso, oltre a malga Crocefisso si possono incontrare il rifugio Monzoni, Malga Monzoni e il rifugio Vallaccia.

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Il percorso, da Malga Crocefisso a Cima 11

Il percorso

Da Malga Crocefisso, subito dopo la chiesetta, si stacca una strada asfaltata che si addentra nel bosco fino alla sbarra, dove la strada si fa decisamente più ripida, alternando tratti asfaltati a tratti sterrati. Si sale abbastanza rapidamente, inizialmente affrontando alcuno tornanti e costeggiando poi la gola scavata dal torrente. Se salite in val Monzoni in inverno in questo tratto trovate un sacco di ghiaccio sulle pareti, con candelotti di dimensione considerevole. Questa strada, all’altezza del “Pont de la Fessura” si ricongiunge col sentiero a segnavia 603.

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Malga Monzoni

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I Maerins da Malga Monzoni

Si arriva così ai pascoli dei Monzoni, passando accanto al rifugio Monzoni, che questa primavera è andato distrutto per un incendio. Il Nello (il gestore) non si è perso d’animo ed è riuscito a deliziare ugualmente i suoi avventori con le prelibatezze della sua cucina, con l’ausilio di alcuni mega ombrelloni, il supporto di una situazione meteo ottimale e… utilizzando l’acqua della fontana per tenere al fresco bibite e birre. Anzi, mi hanno raccontato che a inizio stagione aveva preparato una grigliata a offerta libera, si mangiava quel che si voleva e si pagava quello che si riteneva giusto.

Poco oltre si arriva a Malga Monzoni. I dolci qui sono eccezionali, dalla torta alla ricotta allo strudel. E… chiedere a mio figlio per la mega fetta di Sacher che si è scofanato questa estate: a me piace il cioccolato, ma le torte con impasto cioccolatoso mica tanto. Beh, questa l’ho assaggiata e l’ho trovata sublime. Da considerare per spuntino ristoratore a fine escursione.

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Asinello presso una baita

Risalendo la valle, poco dopo Malga Monzoni si stacca sulla destra una ripida forestale, a tratti un po’ sconnessa (segnavia 624). Si sale inizialmente nel bosco, via via che si sale sono sempre più frequenti le radure, e le baite. Se andate a luglio qui potete ammirare la fioritura dei rododendri. Proseguendo nella salita si abbandona definitivamente il bosco, e nei pascoli è facile incontrare, oltre alle immancabili mucche brune, anche splendidi cavalli. Ci si addentra nel vallone sotto Punta Vallaccia, con la cresta dei Monzoni ad incombere verso sud, mentre aguzzando la vista è possibile scorgere, dalla parte opposta della Val Monzoni, il rifugio Taramelli e, sopra la conca occupata dal laghetto omonimo, il Passo delle Selle.

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Fienili verso il rifugio Vallaccia. Sullo sfondo, Passo Selle

Si arriva al rifugio Vallaccia, lo si costeggia e si prosegue dritto fino ad un bivio a quota 2350 circa: a destra il 624 prosegue verso Forcela de la Costela, a sinistra il sentiero si infila in un canalino ripido verso cima 11. Si sale su sentiero ripido e un po’ scivoloso, fino ad arrivare al prato sommitale da cui si raggiunge la croce in ferro della vetta.

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Gruppo del Catinaccio

Da qui (siamo a circa 2600m, e la vetta è isolata) lo sguardo spazia a 360°, da SudOvest in senso orario si ammirano nell’ordine: Latemar, Majaré e Roda di Vael, Cigolade, Gruppo Catinaccio-Vajolet, Dirupi di Larsech, Sasso Piatto e Sasso Lungo, Col Rodella, Gruppo del Sella, Marmolada, Sasso Vernale, Costabella, Pale di San Martino. E qualcosa mi sono dimenticata di sicuro. Ah, giusto: in primo piano, verso Nord, la Cresta del Buffaure col Sas de Adam e i Maerins. Le foto non rendono, ci vuole la cinepresa…

Dopo essersi lustrati gli occhi, riposati e fatto uno spuntino, si scende per il medesimo percorso.

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Sassolungo – Sassopiatto e Gruppo del Sella da Cima 11

Dati tecnici

Partenza: Malga Crocefisso, 1526m

Arrivo: Cima 11, 2551m

Tempi: salita circa 3h, discesa circa 2h (senza fare le corse…)

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Il Vajolet da Cima 11

Amarcord

Qui ci salivo con gli amici del campeggio di Pozza (andavo al “Catinaccio-Rosengarten”, in paese). Una volta, credo fosse nel 1991, il padre di un amico andò a fare una perlustrazione e tornò con della neve, che aveva trovato poco sotto la cima. Da bravi deficienti, noi subito a fare a palle di neve, a 2500m a luglio. Ai tempi (poco più che maggiorenne) avevo l’abitudine di tenere il costume intero sotto alla maglietta, perché riparava dall’aria e quando levavo la maglia potevo evitarmi l’abbronzatura da esploratore: un amico mi ha rincorso fino al dirupo, dove non potevo più fuggire, e mi ha riempito il costume di neve. Un dubbio mi ha però assalito dopo essere tornata in paese, guardando la vetta: ho cercato di individuare la direzione in cui ci eravamo mossi per raggiungere il campo di battaglia. Sarà mica stato un nevaio sospeso, e noi su in 7-8? 🙄

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