Salvate il bosco di Fenoglio

La ribellione di Alba: “Salvate il bosco di Fenoglio”

A San Cassiano si arroccarono i partigiani nel 1944 ma qui c’è anche l’ultima tartufaia della zona. Ora rischia di essere distrutta per far posto a un noccioleto

di Roberto Fiori – lastampa.it, 29/09/2015

Alba ha due miti conosciuti in tutto il mondo, il tartufo e Beppe Fenoglio. Se c’è un posto dove questi due miti dalle strade così diverse s’incontrano, quel posto è il bosco di San Cassiano, alle porte della città. E’ la collina su cui i partigiani si arroccarono il 2 novembre 1944 per tentare l’ultima difesa di Alba, al termine dei Ventitre giorni resi celebri dallo scrittore partigiano. Ma è anche una delle tartufaie più prolifiche dell’intera zona, l’ultima scampata alle ville e ai vigneti che circondano la periferia albese.

Una miniera d’oro fatta di acacie, roveri e pioppi capace di donare anche due chili di tartufo in una sola notte, ma che ora rischia di essere distrutta per far spazio a un noccioleto. Il nuovo proprietario di una parte del bosco ha iniziato a sradicare a monte le prime piante e nessuno sa quando le ruspe spegneranno il motore. La tartufaia letteraria è in pericolo e i cercatori – che qui si chiamano trifolao e viaggiano in coppia con i loro fedeli cani – sono sul piede di guerra. Anche la neonata Associazione tartufai di Alba, sorta per la salvaguardia e la tutela delle piante e delle aree che producono i preziosi «tuber», ha preso carta e penna e scritto al sindaco Maurizio Marello. «Sarebbe un enorme danno di immagine e non solo, per il Comune capofila di una terra che ha creato il suo benessere e la sua notorietà nel mondo anche grazie al tartufo» dice il presidente Stelvio Casetta. «Rivolgiamo un appello affinché si cerchi di evitare questo ulteriore depauperamento del patrimonio tartufigeno».

IL PATRIMONIO

Un patrimonio vero e proprio, che le citazioni fenogliane rendono ancora più suggestivo, ma che a dire il vero ai trifolao interessano poco, anche perché mai svelerebbero il luogo dove hanno trovato questo o quell’esemplare: stanno sul vago, sono reticenti più di un agente segreto, per timore della concorrenza. Eppure tutti sanno che in quel vallone, nelle notti d’autunno baciate dalla luna, ci sono anche una quindicina di cercatori che salgono e scendono lungo i pendii con fare misterioso.

L’assessore comunale all’Ambiente, Massimo Scavino, allarga le braccia: «Il Comune di Alba protegge e valorizza le aree di produzione tartufigena. Il regolamento di polizia rurale ha stabilito che nelle aree di proprietà comunale sia vietato l’abbattimento di piante produttrici, l’uso di diserbanti, mezzi pesanti ed operazioni di aratura che compromettano la produzione del tuber magnatum pico». E sì, perché, come i funghi di Marcovaldo, anche i tartufi sono del tutto spontanei e possono crescere in città. Lo sanno bene i trifolao della zona, che sulle loro mappe hanno segnato i giardini pubblici e i viali alberati di Alba dove scovare le profumate pepite, al pari di boschi e colline. E ogni volta che si scava in un’area sensibile per sistemare un marciapiedi o una tubatura, parte una lamentela. «Ma in questo caso ci troviamo in un’area privata e il regolamento ammette l’abbattimento di piante tartufigene, a condizione che venga presentato un adeguato piano di reimpianto – spiega Scavino -. Abbiamo comunque contattato il proprietario e stiamo cercando di portarlo a più miti consigli».

IL CENTRO NAZIONALE

Dal Centro nazionale studi tartufo, che guarda caso ha sede in piazza Duomo proprio a fianco del Centro studi Beppe Fenoglio, c’è chi prova a fare due conti. «Oggi le quotazioni nei negozi viaggiano intorno ai 350-400 euro l’etto. Se davvero la tartufaia frutta due chili di esemplari a notte, stiamo parlando ogni volta di un incasso minimo per i cercatori di quattromila euro – azzarda il direttore Mauro Carbone -. Quanti di loro sono disposti a partecipare non solo ai benefici, ma anche ai costi per la gestione del terreno? Se c’è una tartufaia a rischio, i trifolao si facciano realmente promotori della sua tutela: sono convinto che troverebbero rapidamente un accordo con i proprietari, non solo a San Cassiano».

In ogni caso, per ora il discorso è quasi tutto teorico: «La stagione, con questo caldo, è in ritardo e molto avara – spiega Carbone -. La raccolta è già iniziata, ma solo tra un paio di settimane potremo dire se l’annata sarà più o meno favorevole, anche se sarà difficile replicare l’ottimo 2014». Senza freddo e umidità, non cresceranno neppure i tartufi dal vago sapore fenogliano.

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Categorie: cultura, iniziative | Tag: , , | Lascia un commento

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